Sono stato intervistato da Roberto Tarzia, imprenditore e fondatore di Fotoimprenditore, la prima community dedicata a fotografi professionisti che insegna a promuoversi online e offline.

Nella mia chiacchierata densa di contenuti, che ho iniziato a condividere nella prima parte di questo articolo e che puoi vedere integralmente nel video a fine pagina, ci siamo lasciati con una domanda: si può arrivare a fotografare un VIP?

Non ci resta che continuare!

Parliamo di coerenza e impegno costante nella professione di fotografo: mi dicevi che nessuno può scampare dal lavorare tanto, bene e costantemente, a meno che non riesca a fotografare un VIP…è difficile però arrivare lì!

Sì, non è facile e ci vuole davvero tanto tempo per iniziare a lavorare con una certa continuità e costanza. Però è quello che paga. A meno che tu non riesca appunto fotografare qualche VIP! A quel punto puoi evitare tutto il content marketing e dire “io sono questo”.

Devi sapere però che io i VIP me li vado a cercare. Quando ho fotografato i figli di Bonucci, ad esempio, avevo messo su google un alert che mi faceva sapere chi era incinta in quel momento.

Sono stato ricontattato e sono andato a casa loro. È vero che sono eventi che vanno a fortuna, però io quando Chiara Ferragni e Fedez hanno avuto il bambino, gli ho scritto. Non mi hanno considerato, ma è comunque un attidutine che devi avere in tasca.

Per questo tu aiuti anche i fotografi attraverso quello che hai chiamato METODOALUFFI

Esatto, ho concentrato tutte le mie conoscenze in questo corso che ho chiamato come me, ma tendenzialmente include quello che va fatto e che ogni imprenditore dovrebbe fare.

Ad esempio non è banale che un fotografo di bambini non abbia idea di cosa scrivere nel blog. Se tu non conosci il target al quale ti rivolgi, non potrai mai sapere cosa scrivere.

La cosa più difficile, per tutti, è accettare l’idea che non sei (solo) un fotografo.

Da quando hai aperto partita iva a quando è diventato un lavoro, ti rendi conto di quanto la parte fotografica – nonostante fondamentale – a volte va messa un po’ da parte per dare alla tua attività un approccio più imprenditoriale.

E qui molti fotografi qui si bloccano perché “non è quello che avrebbero voluto fare da grandi”.

Però per stare sul mercato oggi, o ti doti di una persona che faccia tutto questo per te, oppure devi fare tutto da solo – ed è veramente difficile.

Passiamo a un argomento più leggero. Parliamo di attrezzatura fotografica, quale utilizzi?

La mia prima macchina fotografica è stata Sony. Poi, quando ho iniziato davvero per lavoro, sono passato a Canon ma solo perché all’epoca il mercato dell’usato fotografico dava più varietà di acquisto.

La macchina fotografica è per me solo uno dei pezzi del mio lavoro. Al momento lavoro con una Canon Mark III e, se mi si dovesse rompere, la ricomprerei uguale.

Come ottiche invece ho un 50mm 1.4, un 35 1.4, un 85 1.2 che uso per il ritratto fine art dei bambini più grandi e uno zoom 70-200mm per le esterne, ma lo uso molto poco. Il suo vantaggio è di essere una di quelle lenti che non perdono valore.

Questo è un altro dei motivi per cui all’epoca ho deciso di passare da Sony a Canon, perché era un brand già consolidato e che permette ancora oggi di avere una garanzia in tasca.

Un aneddoto del tuo inizio percorso che fa sorridere?

Una cosa accaduta al mio primo corso, fatto con una fotografa di Roma che lasciava le lenti sul pavimento senza alcun coperchio, né sopra né sotto! Quella volta ero un amatore e ci tenevo tantissimo che tutto fosse estremamente perfetto, dalla pulizia del sensore a tutto quanto. Oggi invece lo faccio anche io, una bella soffiata e via!

Utilizzi Windows o Macintosh?

Macintosh da anni, anche se quando l’ho comprato non ero ancora fotografo, ma solamente nerd. Oggi credo che un po’ il gap tra i due si sia ridotto e conosco tanti colleghi che utilizzano Windows e sono soddisfatti.

Vuoi parlarci del tuo workflow?

Certo, il mio workflow inizia con Bridge, che utilizzo come catalogo. So che molti colleghi usano Lightroom ma, per come lavoro io, non è ottimale.

Per ogni cliente ho 3 cartelle: una contiene i file raw, una quelli post-prodotti e una include il progetto del loro album, oltre al video di presentazione che mostro a ciascun cliente.

A fine anno, spostavo tutto in un hard disk e basta.

Ora ho il NAS quindi mi muovo diversamente.

Quando importo con Bridge, il contenuto si sincronizza in automatico sul NAS del mio studio di Torino e una copia va su Dropbox.

Quando prendo la cartella in lavorazione, è quella che vede il cliente e, dopo un anno, cancello i raw perché i contenuti per me utili sono già stati salvati.

Elabori il Raw direttamente con Photoshop?

Sì, quella è la parte lunga del lavoro.

Chi post-produce con Lightroom, spende sicuramente meno tempo in fase di editing, ma tutto dipende dal tipo di servizio realizzato – e anche da come va il servizio.

Si può dire che impieghi un’ora di scatto e quattro di post-produzione?

Non proprio, ma ci sono diversi casi in cui bisogna lavorare tanto sui dettagli, come ad esempio discromie ecc.

Spesso le mamme arrivano in studio che sono tanto affaticate ancora dal parto, i bambini non sono sempre tutti carini, qualcuno può aver sofferto di più durante il parto e magari presenta qualche dettaglio che non sempre si vuole ricordare in futuro.

È un lavoro (anche) di sensibilità.

E la sicurezza è una delle cose principali della fotografia newborn.

Un trucco della tua fotografia newborn?

Avere sempre una stufetta per i neonati. Perché loro non hanno ancora termoregolazione, per cui sono freddi o caldi in base alla temperatura dell’ambiente.

Appunto, parlando di sicurezza, noi abbiamo sempre questa stufetta collegata alla corrente.

Molti colleghi sottovalutano questa cosa, posizionando i neonati quasi attaccati alla stufetta.

Ma non hanno mai pensato a cosa potrebbe succedere se il neonato dovesse fare pipì proprio in quel momento e prendere proprio la stufetta. Diventerebbe pericolosissimo.

Questo dettaglio ad esempio l’ho scritto anche nel mio magazine.

E questa è solo una delle tante cose alle quali nessuno (né fotografi, né mamme) ha mai pensato.

Tanti fotografi ci marciano su questa cosa della sicurezza, ma il tema è un altro e fondamentale. Tu chiedi al neonato di fare pose delicate e ce ne sono alcune ad esempio che non possono essere fatte in un unico scatto, perché il collo dei bambini è delicatissimo e tu non puoi assolutamente rischiare.

Lasciamoci con un consiglio dedicato a chi deve ancora iniziare con la fotografia.

Da che parte si dovrebbe cominciare, secondo te?

Dall’approccio imprenditoriale e dal marketing.

Perché senza materiali da promuovere, non puoi iniziare a farti conoscere.

Se tornassi indietro, inizierei assolutamente dalla formazione. Niente vale come un corso One to One. Infatti oggi io vendo solo corsi One to One, perché ti metto nelle mani il vero lavoro e ti faccio entrare subito sul campo.

Poi, in autonomia, puoi fare assolutamente pratica con dei Model Call.

Un libro da consigliare?

L’occhio del fotografo, di Michael Freeman. Molto semplice da leggere ma utile per aiutare a capire bene tutta la parte della composizione. Si passa anche per il linguaggio comunicativo da adottare con la composizione e su che tipo di foto vuoi realizzare: statica, dinamica… costa poco e vale molto.

Grazie Mauro per il tuo tempo.

Vuoi vedere l’intervista integrale? La trovi di seguito:

Spero che questa intervista ti sia piaciuta! Hai trovato spunti utili? Ti aspetto nei commenti.


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consigli fotografo, fotografo newborn, mindset fotografo


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